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“Ti squillo e scendi” PDF Stampa E-mail

 

ti_squillo_e_scendi.jpg“Ti squillo e scendi”

 

 

Autore: Mariagrazia Melfi.

Edizione: Firenze Libri.

 Può un’adolescenza viziata, tutta “liceo classico, discoteca il sabato, amici, sigarette, vestiti di marca”, fare ad un certo punto della sua vita, una scelta diversa, forte, controcorrente dedicandosi completamente a Dio?

E’ la storia degli ultimi tre anni di liceo di Armilla, la protagonista del bellissimo racconto “Ti squillo e scendi” della tricaricese Mariagrazia Melfi, pubblicato dalla Firenze Libri, ambientato ai giorni nostri a Napoli, dove l’autrice, che è laureata in giurisprudenza risiede e lavora.

Il libro è stato presentato recentemente alla libreria dell’Arco di Matera, al liceo classico Duni di Matera, al Liceo classico Lucrezio Caro di Roma e sarà presentato presso il liceo classico Mario Pagano di Campobasso.

Armilla appartiene a una tipica famiglia borghese media di città: la mamma Eleonora, che le ha trasmesso la passione per la politica; il papà Carlo impiegato di banca e il fratello Gregorio, con il quale ha un rapporto di odio-amore. La vita è quella classica di un’adolescente alle rpese con i problemi legati alla sua età e scandita dalle pagine del suo diario: i vestiti da mettersi per andare in discoteca, sempre troppo corti per il papà; il rapporto con gli amici di scuola e soprattutto con la sua migliore amica Domitilla, sempre insicura e che vede nella più matura Armilla la sua ancora di salvezza; i ragazzi e poi la scuola, la poca voglia di studiare, i problemi con la matematica, il greco e il latino e i continui messaggini che, attraverso l’etere vanno da un banco all’altro; o quando Armilla va a prendere con il motorino Domitilla a casa, dal marciapiedi al suo appartamento, fino al problema dell’anoressia, da cui esce non senza porsi problemi esistenziali: “che senso ha la mia vità? Perché vivere? Perché nascere? Perché crescere, lavorare, divertirsi se poi tutto finisce in un funerale, dei fiori e una tomba?” E poi le considerazioni della protagonista sulla lezione di religione, ritenuta una “emerita perdita di tempo”, tanto da decidere di non avvalersene, d’accordo con il padre, “perché non credo in Dio e non mi interessa sentirne parlare”.

Ecco però intervenire la saggezza della madre, secondo cui “escludere a priori un qualcosa che si conosce poco o quasi niente rivela scarsa intelligenza”, terminando il discorso con una frase di quelle che si imprimono nell’anima: “Armi, nella vita non puoi adottare il pregiudizio a norma di giudizio. Vivresti una realtà deformata. Sarebbe veramente triste”. Quelle parole della mamma centrano il bersaglio in pieno. “E se Dio esistesse davvero?” si chiede Armilla che si ritrova quasi meccanicamente a frequentare una chiesa dove fa l’incontro che la cambierà per sempre con “occhini blu” Andreina, una ragazza impegnata nella Caritas che le fa capire che “il cristianesimo non è un noiosissimo elenco di comandamenti e regole da rispettare. E’ una Persona che ti ama!”. Pian piano la sua vita cambia, scandita questa volta dalle pagine del diario scritte a Dio e dalle orazioni e cambiano i suoi rapporti con gli amici che non la comprendono, sempre sostenuta da Andreina quando le vengono dubbi. Dio però mette alla prova la ragazza e due sono le vicende che fanno vacillare la sua fede, proprio in prossimità degli esami di licenza liceale: la morte di Andrea, molto più di un compagno di classe, in un incidente stradale. E’ la fine degli esami e del libro, che Armilla dice ad Andreina che sta per partire per le vacanze con la famiglia: “ho deciso di dirGli di sì. Sarà un Amore con l’A maiuscola, finalmente”. Mariagrazia Melfi, nel cui racconto troviamo elementi fortemente autobiografici, noi che la conosciamo, sa guidare con sapienza il lettore tra le vicende della protagonista, le sue riflessioni e il mondo che la circonda, coinvolgendo con la progressiva scoperta, capitolo dopo capitolo, delle numerose sfaccettature del mondo giovanile di oggi e dei rapporti con gli adulti fino ad arrivare all’epilogo della donazione che la protagonista fa di se stessa a Dio. Freschezza di linguaggio, dialoghi immediati, riflessioni che lasciano il segno ma mai pesanti, sono i punti di forza del racconto che si lascia leggere tutto d’un fiato”.

Vito Sacco

 
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