| Lo Henan - Cina |
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Lo Henan, punta settentrionale che viene attraversata dal fiume Giallo, è presumibilmente la culla della civiltà cinese. E’ una delle regioni più piccole della Cina, ma anche la più densamente popolata. E’ conosciuta turisticamente per il monastero Shaolin e le Grotte della Porta del Drago, grotte buddiste vicino a Luoyang. E’ una regione della Cina che si trova nel centro del paese. Si tratta di una zona molto povera che vive essenzialmente d’agricoltura e pastorizia. I principali prodotti agricoli sono frumento, fagioli, olio e cotone. La provincia sta ottenendo ottimi risultati nel suo percorso di sviluppo. Grazie all’apertura col commercio internazionale, l’economia si è notevolmente sviluppata. Le autorità governative stanno cercando di lanciare il turismo come risorsa economica del paese, si tratta prevalentemente di turismo incoming, vale a dire quello interno, di Cinesi che si muovono all’interno del paese. Il turismo è determinato dalla presenza di siti storici come Shangqiu, città che presenta ancora intatte le mura ed un’architettura che farebbe sentire anche un viaggiatore distratto, immerso in una Cina coloniale d’inizi secolo e di siti archeologici come le tombe Han ad un centinaio di Chilometri dalla città. Nonostante questa ricchezza, se chiedete ad un cinese cosa ne pensa della gente dello Henan, potrebbero dirvi tre aggettivi: poveri, ladri e pigri; e se direte che siete stati nello Henan per vacanza ve ne chiederanno la ragione perché questa non è certo una regione che fa parte dei classici percorsi turistici. La gente dello Henan viene considerata il meridionale “terrone” della Cina. Si dice che non abbiano voglia di lavorare e che per guadagnarsi la vita rubano o peggio ancora che siano dei grandi imbroglioni e che la loro povertà è determinata da questa loro tendenza naturale alla “pigrizia” ed al guadagno facile. Non dobbiamo dimenticare che lo Henan è il nodo di comunicazione più importante della Cina, se andate da Nord a Sud o Est ed Ovest e viceversa, passerete sempre da questa regione. Proprio perché ricca di risorse naturali, la regione è considerata in senso negativo, in quanto possiede mezzi per poter essere ricca eppure, rimane arretrata. Tuttavia, io sono stata nello Henan e mi è piaciuto a tal punto che desidero descrivere ciò che ho visto. Innanzi tutto, credo che tutti noi, stranieri qui in Cina, dobbiamo avere l’opportunità di uscire dalle realtà troppo grandi e dispersive come Shanghai e vedere cosa succede nelle campagne. Aver visitato solo grandi città, non è esser stati in Cina…… Ricordo che durante i miei studi universitari, ero ammirata dalla descrizione della vita da studenti che avevano fatto i miei professori in Cina. Mi raccontavano di com’era questo paese venti anni fa, di quando sono arrivati e di quando hanno dovuto trascorrere periodi di studio nella campagna cinese. Lo raccontavano come un periodo duro, ma io ero ammirata, quasi li invidiavo perché avevano potuto fare quest’esperienza. Sono stata nello Henan per un fine settimana, sono circa dodici ore di treno, ma essendo un viaggio notturno, mi è sembrato meno pesante di quello che è in realtà. Mi sono aggregata ad un’associazione di volontariato, unico modo per poter visitare la zona senza dare troppo nell’occhio, anche se la stessa associazione era a sua volta appoggiata da un’altra associazione di volontariato della zona che è riconosciuta dal Governo centrale. Senza quest’ultima, noi stranieri, non avremmo potuto muoverci all’interno della regione famosa purtroppo per un’alta percentuale di malati di AIDS.
Pierre Haski, che è stato corrispondente a Pechino per cinque anni del quotidiano francese Liberation, ha scritto un libro inchiesta intitolato Le sang de la Chine. Quand le silence tue, che ha dedicato alla tragedia del sangue infetto nella provincia cinese dello Henan. La vicenda è terribile: nei primi anni Novanta, le autorità sanitarie locali invitavano gli abitanti della provincia a vendere il proprio sangue. E' una delle tante aberranti applicazioni dello slogan che ha scandito le riforme economiche di Deng Xiaoping: "Arricchitevi". A qualsiasi costo. I responsabili della sanità locale usavano argomenti convincenti: slogan patriottici e un argomento irresistibile per dei poveri contadini: il denaro. 45 yuan per ogni donazione di sangue: un grosso aiuto per famiglie le cui risorse sono limitatissime. Ma sono le autorità a fare il vero affare, perchè la raccolta patriottica, per loro, è in realtà un puro e semplice commercio. I contadini donavano il sangue più volte al giorno per permettere ai propri figli di mangiare e di studiare. Ma la raccolta era fatta senza la minima precauzione sanitaria. Data la frequenza delle donazioni, per impedire un eccessivo indebolimento, i medici escogitavano un sistema ingegnoso: prelevare il sangue, isolarne il plasma e poi reiniettarlo nei donatori. Senza sterilizzare le siringhe. Quando, nel 1995, in Cina si manifestò per la prima volta il virus dell'Hiv, Pechino interruppe il commercio di sangue. Ma le autorità dello Henan nascosero la verità agli abitanti, che a migliaia cominciarono a manifestare i sintomi dell' AIDS. ·Il nostro scopo, però, non era quello di andare a fondo nell’inchiesta, ma quello di visitare i bambini della regione, orfani e non e di insegnare loro un po’ d’inglese. La prima cosa che abbiamo visto è stato un orfanotrofio. I bambini tenuti lì sono orfani o di entrambi i genitori oppure abbandonati da uno di loro perchè il coniuge è morto e decidono di liberarsi dei bambini prima di risposarsi. I ragazzi sono tenuti in orfanotrofio fino alle scuole superiori (gaozhong). Dopodichè il ragazzo è viene mandato a partecipare agli esami universitari. Se non li passa, è avviato allo studio di un mestiere che gli faciliterà la ricerca di un lavoro e quindi il conseguimento dell’indipendenza. Al cancello prima di entrare nella scuola ci viene suggerito di non fare foto perché potremmo suscitare sospetti sulla nostra visita. Sembra davvero una normale e ricca scuola cinese, il solito casermone bianco con il campetto da basket, ed uno spazio dove fare attività fisica la mattina. Superato però l’uscio delle aule ci si rende conto di trovarsi di fronte ad una scena quasi medievale: classi affollate, nemmeno una foto od una cartina alla parete ma slogan e striscioni di Mao che inneggiano all’istruzione (viene da pensare che i bambini non sappiano neanche che Mao è morto!), banchi pieni di polvere che per pulire ci vorrebbe una giornata e, cosa che mi ha colpito più di tutto, qualche bambino non aveva neanche la panchetta per sedersi, (perché di panchette si trattava e non di sedie) e due di loro erano costretti ad abbracciarsi per riuscire a restare in bilico sulla panca troppo piccola per due. Gli insegnanti che sono mandati in queste zone, sono a volte studenti universitari che non avevano soldi per mantenersi agli studi. Hanno acceso una sorta di mutuo con lo Stato e per ripagarlo sono mandati in aree abbandonate per trascorrere degli anni della loro vita pagati poco, quasi niente. Nelle scuole dove siamo stati, stanno cercando un insegnante d’inglese straniero per i bambini. Gli insegnanti insegnano l’inglese a livelli basilari, il problema di questi posti è che sono molto poche le opportunità di parlare inglese, per cui i bambini lo studiano a livello grammaticale, ma non possono dialogare e tralasciano la pronuncia, lo chiamano insegnamento muto. All’insegnante straniero è offerto vitto ed alloggio ed addirittura! 500 RMB di stipendio. Abbiamo chiesto al preside della scuola la ragione per cui lo stipendio è così basso per un insegnante straniero. Ci ha risposto che in realtà le autorità municipali avevano predisposto questa cifra per un cinese ma che avrebbero previsto uno stipendio di poco più alto se si fosse trattato di uno straniero. Quando siamo arrivati all’orfanotrofio, mi è sembrato di entrare sul set di un film ambientato durante la rivoluzione Culturale. I bambini erano molto silenziosi e seguivano attentamente quello che il maestro dettava loro senza che noi riuscissimo a strappare loro nemmeno un sorriso. Era evidente che era tutto uno show. Era sabato ed i bambini non vanno a scuola di sabato, certamente qualcuno li aveva avvertiti del nostro arrivo e li aveva preparati come tanti soldatini. Uno di noi ha regalato ad un bambino un pacchetto con delle penne e lui ci ha ringraziati con un saluto militare. Davvero scene d’altri tempi. I bambini erano molto tesi, ma al primo coinvolgimento di uno di noi, il quale finalmente ha mostrato la palla da basket, i bambini hanno cominciato a sorriderci e hanno cominciato a correre felici verso il campetto ( che fossero realmente felici di questo ancora non ne sono sicura!). La cosa assurda è che hanno il campo, hanno le reti, hanno le linee disegnate sul terreno, ma non hanno la palla. Dico, la palla, quella sfera di plastica o di cuoio con la quale siamo stati abituati a giocare da piccoli, che permetterebbe loro di utilizzare tutto quello spazio e di divertirsi. Lì non c’è… Delle volte ero spaventata, quasi terrorizzata dai bambini. Quando davamo loro dei giocattoli o dei dolcetti, se li contendevano come su un campo da rugby. Avete mai visto cosa succede su un campo da rugby quando si contendono la palla? Oppure quando buttate delle briciole a Piazza San Marco e tutti i piccioni si accalcano e si beccano per due granellini? Mi sembrava di trovarmi in mezzo ad una di queste situazioni.Il secondo giorno abbiamo avuto la possibilità di visitare un po’ la vecchia città di Shangqiu. E’ impressionante come sia rimasto tutto intatto. Al di fuori delle mura tanti anziani, chi disegnava caratteri col pennello, qualcuno prevedeva il futuro, altri passeggiavano o giocavano a MaJiang. Sono rimasta colpita da una chiesa cattolica, praticamente abbandonata, all’interno della città. E poi, tre bambini che giocavano nel fango. In città si poteva fotografare, la gente del posto quasi gradiva essere fotografata. Paradossalmente, le case più belle, sono abbandonate, perché proprio quelli che si sono arricchiti sono poi morti per aver contratto il virus.La sera abbiamo dovuto seguire il rito dell’ospite che è invitato a bere. Siamo tornati in albergo tutti ubriachi perché è abitudine della zona bere moltissimo e l’ospite invitato al banchetto non può rifiutare.Il terzo giorno abbiamo portato dei bambini al parco giochi. Eravamo tutti decisi a portare con noi i bambini dell’orfanotrofio, che non escono quasi mai da quella prigione, ma il nostro accompagnatore aveva già scelto per noi altri bambini, pur sempre poveri, ma che almeno una volta erano già venuti in città. I bambini erano davvero molto sporchi, non si tratta di quello sporco che tutti i bambini hanno, quando vivono in posti di campagna e spesso si rotolano sull’erba. Si tratta proprio di nero che deriva dal non lavarsi mai, probabilmente per mancanza d’acqua o forse perché non è loro abitudine lavarsi troppo spesso. Puzzavano di capra, come se normalmente dormissero nella stalla ed avevano i vestiti della festa, tanto sporchi, ma molto colorati. Ci sorridevano tutti e ci guardavano come dei santi. All’inizio non fiatavano, a stento ci dicevano il nome, poi si scioglievano e diventavano delle pesti, come tutti i bambini. Nonostante la vivacità, erano di un’educazione impeccabile, soprattutto le femminucce. Abbiamo cercato di fare poche domande, ma la bambina che era con me mi ha raccontato spontaneamente che non aveva più il padre e che viveva solo con la madre. “Sono così attaccata a lei, che ora mi manca”, mi diceva. Io non le ho chiesto perché era morto il padre…. Quando li abbiamo lasciati a fine giornata, erano dispiaciuti, ma anche felici di tornare a casa, nonostante la povertà, sanno essere felici del poco che hanno e consapevoli che l’amore che hanno in famiglia è il bene più prezioso, che vale più dell’oro e più di qualsiasi ambizione alla ricchezza. Nadia Pasquale
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